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Gli Ultimi
22 febbraio 2009
I Divi
Non capisco perché Concita De Gregorio, che dirige l'Unità con un certo successo, si sia incaponita con un gruppo di 30-40enni di area piddina: ne ospita le opinioni, li invita ai forum, li cita abbondantemente quando vuole cercare delle parole che testimonino il “rinnovamento” politico verace. I nomi sono sempre gli stessi, si tratta in massima parte di rock star dell'aristocrazia giovanilista, che rappresentano se stessi e altri come loro, ma non vanno oltre questa cerchia. “Cosmopoliti di sinistra”: così dice Marco Simoni ieri nel forum su l'Unità (pp. 28-31) dedicato a, sintetizzo, “I gggiovani intelligenti e la politica”. Chissà se si auto-riferisce a questo gruppo di divi o se parla in generale. Mah.
Questa “crema” della politica, questo sale della terra democratica, è per il rinnovamento sempre, subito, tra un nanosecondo. È per le primarie anche quando non serve. È per l'innovazione e per il nuovo: Change. Hope, Yes we can. È una cerchia solida, costituita da “bloggers” che manovrano bene sul web e costruiscono solide reti di mutuo e reciproco ascolto (tipo iMille). E poi sono intelligenti e laureati. Sono in contatto tra loro. Si linkano reciprocamente. Si capiscono. Conoscono il mondo e lo attraversano quotidianamente, così come io prendo un tram affollato. Parlano un inglese oxfordiano, leggono la stampa estera, sono raffinati quanto basta a non essere massa, hanno già degli incarichi politici (responsabili esteri o welfare o cos'altro, mica “stampa e propaganda” in sezione o “coccardaggio” alle feste dell'Unità) o vorrebbero comunque averli al più presto (perché sono intelligenti e se li meritano, che diamine).
Temo, tuttavia, che, per quanto si auto-raffigurino in un certo modo, essi rappresentino più la crisi della politica che il rinnovamento della stessa. Figuranti di un mondo che ha espulso la politica medesima dal proprio scranno, sostituita da una serie di altri poteri che frammentano il mondo in pezzi minutissimi e tra loro confliggenti. Profeti di un futuro che lascerà gli individui nella loro sempre più solitaria individualità, nel quale i percorsi formativi di ognuno (come peraltro dice lo stesso Simoni) saranno (e sono già di fatto) il prodotto di una estrema personalizzazione delle professioni, della politica e della cultura. Le schegge iperintelligenti di un mondo che ha infranto i legami solidali, comunitari, e ci ha restituito, da una parte, un complesso di aristocrazie e oligarchie, e, dall'altra, masse informi, vuote, serializzate. Molte opportunità per le prime (compresi i forum su l'Unità) e pochissime, invece, per le altre (com'è da sempre, per lo meno da quando esiste il mondo).
Con tutto il rispetto, stento a vedere in costoro (che sono la testimonianza più viva del “novismo” portato alla radice estrema) delle persone capaci di contirbuire concretamente alla ricostruzione di un senso perduto (di comunità o di partito), visto che sono essi per primi i figli di un mondo privo del senso riunificante della politica, della sua capacità di mediazione, della sua propensione al dialogo (anche laddove sembra che prevalga lo scontro). Li vedo bene in carriera, invece. Li vedo bene, quando si protendono verso incarichi sempre più prestigiosi. Li vedo bene quando spiegano leninianamente alle masse “che fare”, senza nemmeno chiedere una parcella (bontà loro). Quando indicano nuovi percorsi, o profetizzano futuri, o mettono in mostra abilità analitiche, argomentative, sillogistiche. Quando parlano di accountability, per dire che vogliono prendersi le loro responsabilità, rimboccarsi le maniche e mettersi alla prova (e immagino che ciò voglia dire: fateci scrivere articoli per il Corsera, eleggeteci in una qualche segreteria, fateci dare utili consigli a Bersani – poverino, che viene dal PCI e parla con tale e disarmante semplicità -, dateci una bella consulenza pubblica o un incarico di ricerca e fate in modo che gli “anziani” pendano come stoccafissi dalle nostre labbra (cosmopolite di sinistra).
Verrebbe voglia di cadere nella più vieta retorica. Ossia chiedere a Concita (bravissima per il resto: mi ha fatto ritornare a essere lettore dell'Unità) di dedicare lo stesso tempo e profondere la medesima stima e interesse verso dei borgatari qualsiasi o verso dei disoccupati privi di prospettiva. Ma sarebbe sbagliato e fuori luogo. Non sarebbe quello il punto e non sarebbe necessario tanto, perché, si sa, la presunzione ha magari buone relazioni e buona stampa, ma prima o poi si sgonfia da sola.
Divi
| inviato da L_Antonio il 22/2/2009 alle 11:30 | |
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